Corso selecontrollori

Le sezioni provinciali di Rieti e Teramo dal mese di Giugno 2021 organizzano i corsi per selecontrollore di 

CINGHIALE

CAPRIOLO

CERVO

DAINO

I corsi si terranno online, con un massimo di 50 partecipanti ciascuno, la presenza sarà richiesta solamente per la PROVA PRATICA e l'ESAME

Prima dell'esame è prevista una prova di tiro con costi a carico dell'aspirante selecontrollore

A tutti i selecontrollori che verranno abilitati, l'ARMERIA TOMEI dell'Aquila riserverà uno sconto particolare per l'acquisto di carabina e/o ottica

 

i costi:

1 CORSO € 80

2 CORSI € 150

3 CORSI € 200

4 CORSI € 250

 

ai soci ITALCACCIA è riservato uno sconto di 10€

info: Vincenzo Ricci (RI) 3338183507 Gabriella Piccinini (TE) 3473082327

le iscrizioni possono essere eseguite tramite versamento sui seguenti IBAN:

IT66B0306973710100000000845 • IT36X0542476870000001000091

«Nel Cicolano almeno per questa stagione si potrà continuare a svolgere l’attività di caccia al cinghiale in “braccata”», lo comunica in una nota il consigliere regionale Fabio Refrigeri.

«A settembre la Regione Lazio in alcune zone tra cui quella dei Monti del Cicolano aveva istituito divieto di caccia in braccata dando la possibilità ai cacciatori l’utilizzo esclusivo delle tecniche della ‘girata' e del 'tiro da appostamento': il provvedimento interessa le zone adiacenti il Parco Nazionale del’Abruzzo, il Lazio e Molise dove è presente l’orso marsicano».

«A seguito della richiesta di deroga, inoltrata ad inizio ottobre dall’associazione venatoria Italcaccia Rieti presieduta da Vincenzo Ricci, con decreto del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, n. T 00196 del 18 novembre 2020 nelle aree esterne alle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) ricomprese nell'area Cicolano il divieto imposto è stato allentato prevedendo la possibilità di caccia in braccata però utilizzando un limite massimo di 5 cani per squadra».

«Tale deroga si è resa necessaria innanzitutto per permettere di proseguire un’attività che limita la presenza di cinghiali che nella zona sono in sovrannumero e causano gravi danni alle colture e agli allevamenti e che con la modalità di caccia in girata, per via delle caratteristiche orografiche del territorio, sarebbe pressoché impossibile continuare a svolgere».

«Inoltre l’introduzione della modalità di caccia al cinghiale in girata sarebbe andata a colpire una fonte di sostentamento di molte famiglie del luogo, già gravemente piegate dalla crisi causata dal Covid, non essendoci al momento in quella zona, e in special modo nel territorio di Borgorose, conduttori e cani abilitati a quella modalità di caccia».

Articolo tratto da Il Messaggero

https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_cicolano_caccia_al_cinghiale-5607799.html

 

Con l’avvio della caccia, puntuali a settembre arrivano anche le proteste delle varie sigle animaliste, accompagnate dai soliti ricorsi e proclami di ogni tipo. Si comincia con l’Enpa che ha annunciato un ricorso  alla Corte dei Conti contro i calendari varati da Basilicata, Calabria, Friuli, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria, Toscana e Veneto per il mancato rispetto delle indicazioni del Ministero dell’Ambiente su moriglione e pavoncella (indicazioni smentite dalla stessa Ispra). C’è poi la Lipu che gioca le sue carte su una possibile infrazione europea per la caccia alla tortora, non conscia, forse, del fatto che ci sono le evidenze scientifiche per autorizzarne il prelievo contigentato (limiti al carniere) nel pieno rispetto delle norme Ue, come per altro evidenziato anche dall’Ispra nei suoi pareri. Il Wwf sceglie di puntare sulla sensibilità di un pubblico disinformato, parlando addirittura di “stragi illegali di animali”.
 C’è poi la Lav, che fa del terrorismo psicologico, azzardando avventati paralleli tra la selvaggina cacciata legalmente (sottoposta a regolari e dovuti controlli igienici, oltre che al buon senso di ogni singolo cacciatore) e i wet market orientali, ormai nell’immaginario comune veicolo di trasmissione di pericolosi patogeni per l’uomo. Non poteva poi mancare la voce di Michela Vittoria Brambilla, secondo cui alcune regioni concedono di sparare “ancora in stagione riproduttiva a specie di uccelli da proteggere”, addirittura in violazione delle norme Ue. Il solito minestrone che ha pochissima o nulla attinenza con la realtà che purtroppo continua ad avere una enorme visibilità sulla stampa nazionale. Emblematico il caso della Toscana e della falsa notizia, passata dall’Ansa, in cui si dava per chiusa la preapertura per il solo fatto che lo dicessero alcuni esponenti animalisti. In realtà il nuovo decreto del Tar si riferiva alla vecchia delibera, sorpassata da una nuova approvazione (che già garantiva le ulteriori tutele richieste). Pensate che gli animalisti e i loro legali non lo sapessero? O che forse fosse utile creare confusione tra i cacciatori il giorno prima dell’avvio di stagione? A voi la risposta.

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